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Rappresentazione visiva dell'articolo: Boom AI: minaccia di bolla o rally giustificato?

Autore: Banca Widiba

Data di pubblicazione: 13 ottobre 2026

Boom AI: minaccia di bolla o rally giustificato?

News

L’intelligenza artificiale è quella che si può definire una vera e propria rivoluzione tecnologica: si è diffusa al punto da rivoluzionare letteralmente le nostre vite in qualsiasi ambito. L’euforia intorno a questo fenomeno ha portato le grandi aziende tecnologiche a investire sempre più risorse e i mercati a cavalcare l’onda con un rally significativo.


Segnali che hanno innescato il timore di essere in presenza di una vera e propria bolla finanziaria. Non sarebbe certo la prima: vi sono diversi esempi nella storia, come il boom azionario del ’29, la bolla immobiliare della crisi finanziaria globale e quella – con cui evidentemente il parallelismo salta più all’occhio – degli anni 2000, nota come bolla dot-com.

Ci troviamo dunque di fronte a una bolla pronta a esplodere come quella delle dot-com oppure le circostanze sono effettivamente diverse?


Intelligenza artificiale: tecnologia trasformativa e massicci investimenti

L’intelligenza artificiale si può considerare una tecnologia trasformativa, un’innovazione radicale in grado di ridisegnare i modelli economici, le strutture sociali e la vita delle persone, sia nella sfera privata, sia in quella lavorativa. L’AI ha già iniziato a trasformare il modo di lavorare, diventando parte integrante di molte aziende e mostrando, in diversi ambiti, effetti positivi sulla produttività. E per il futuro se ne prevede un uso sempre più intensivo e dagli effetti sorprendenti.


Sono proprio la consapevolezza sul suo potenziale e le aspettative degli anni a venire che alimentano l’elevata spesa in conto capitale da parte delle grandi aziende tecnologiche. Secondo le stime degli analisti, i principali hyperscaler – grandi gruppi che gestiscono infrastrutture digitali e cloud per l’addestramento dei modelli AI, ossia Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta e Oracle – sono in linea per spendere circa 800 miliardi di dollari in capex nel 2026, cifra che potrebbe superare il trilione nel 2027.


Questi enormi investimenti hanno spinto le società a finanziarsi non solo attraverso il mercato dell’equity, ma anche attraverso quello del debito, con ingenti emissioni obbligazionarie e altre forme di finanziamento.


Valutazioni elevate: preludio di una bolla?

Uno dei principali segnali che possono accompagnare una bolla è rappresentato da valutazioni eccessive. Ciò significa non tanto che siano elevate, quindi che i prezzi dei titoli interessati siano cresciuti raggiungendo dei picchi, quanto più il fatto che questi picchi non siano giustificati dai fondamentali. In pratica, il fatto che le aziende abbiano dei prezzi in borsa che non ne riflettono la qualità in termini di capacità di generare cassa e valore.


Il Price/Earnings o P/E – rapporto Prezzi/Utili – spiega bene questa dinamica: indica infatti quanto gli investitori sono disposti a pagare per ogni unità di utile generata dalla società. Un P/E alto segnala che gli investitori si aspettano una forte crescita futura degli utili e sono disposti a pagare di più per quel titolo, ma può, effettivamente, anche segnalare che l'azione è sopravvalutata.


Lo studio Intelligenza artificiale e valutazioni di borsa dell’osservatorio CPI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore analizza questo indicatore in virtù di una possibile bolla: tra gennaio 2021 e luglio 2026, il Nasdaq 100 è aumentato del 132,4% (rielaborazione OCPI su dati Investing.com). Tuttavia, attualmente il rapporto prezzo/utili (P/E) dello S&P 500, calcolato sugli utili da luglio 2025 a luglio 2026 (dati Bloomberg), è pari a 27,3, valore alto rispetto alla media storica, ma pur sempre al di sotto di quello raggiunto durante la bolla dot-com (pari a 30).


Quindi: cosa dicono gli esperti?

Le preoccupazioni non mancano: lo studio appena menzionato ne mette in rilievo alcune. Per esempio i timori della Bce, che evidenzia le valutazioni elevate e la concentrazione dei portafogli in pochi grandi emittenti statunitensi e la Bank of England che rileva come, nel secondo trimestre 2026, le valutazioni delle società legate all’AI siano cresciute più rapidamente degli indici azionari generali.


Ciò nonostante, un elemento che distingue la fase attuale dalla dot-com è la solidità dei fondamentali di molte Big Tech, che continuano a generare utili e flussi di cassa consistenti. Allo stesso tempo, gli ingenti investimenti degli hyperscaler trovano supporto in una domanda crescente di capacità di calcolo e infrastrutture legate all’AI.

A sostegno di questa prospettiva vi sono indicatori come il P/E forward – che guarda agli utili attesi dal mercato per i prossimi dodici mesi – pari a 21,3, ancora distante rispetto ai livelli raggiunti alla fine degli anni ’90. Ciò significa che una parte delle alte valutazioni attuali trova spiegazione nell’aspettativa che gli utili possano continuare a crescere rapidamente.


Molti esperti e analisti riconoscono proprio la solidità dei fondamentali come elemento centrale nella valutazione di un’eventuale bolla.


Per concludere: che approccio adottare da investitore?

La prudenza non è mai troppa, ma questo non significa dare unicamente credito a visioni catastrofiche. Al contrario, una strada da percorrere per un investitore potrebbe essere quella di informarsi concretamente per conoscere le motivazioni e gli sviluppi alla base delle due “fazioni” – pro e contro bolla AI.


Allo stesso tempo, posizionare il portafoglio in maniera coerente: evitare che uno dei due schieramenti prenda il sopravvento nelle scelte di portafoglio – per esempio investendo totalmente in intelligenza artificiale – ricorrendo alla diversificazione, da sempre un caposaldo delle strategie di investimento.


Per farlo, una figura come quella del consulente finanziario può essere di supporto: pur non disponendo della sfera di cristallo e non potendo quindi fare previsioni certe può aiutare a costruire un portafoglio “ben equipaggiato” per far fronte ai diversi possibili scenari.

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