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Rappresentazione visiva dell'articolo: Le banche centrali aumentano i tassi, ma i mercati erano preparati

Autore: Banca Widiba

Data di pubblicazione: 18 settembre 2026

Le banche centrali aumentano i tassi, ma i mercati erano preparati

News

Bce e Fed, nelle rispettive decisioni di settembre, hanno adottato un approccio restrittivo: hanno infatti entrambe aumentato i tassi di interesse, come era già ampiamente previsto dai mercati. La Banca centrale europea ha deliberato il 10 settembre, con un rialzo di 25 punti base, lo stesso ha fatto la Federal Reserve il 16 settembre. Sulla medesima scia di inasprimento monetario ha agito anche la Bank of Japan in data 18 settembre, portando il costo del denaro ai livelli più alti dall'aprile 1995.


Il ciclo di rialzi che ha coinvolto le tre grandi banche centrali trova complessivamente spiegazione nelle pressioni inflazionistiche, ma le condizioni economiche di fondo delle singole aree geografiche rimangono diverse: mentre Fed e Bce fanno i conti con l’inflazione in un contesto di crescita economica, più debole per l’area Euro, la Boj si inserisce in un percorso di normalizzazione nel quale l'inflazione e la dinamica salariale sembrano essersi strutturalmente allontanate dal passato deflazionistico del Giappone.


Bce: la risposta allo shock petrolifero

La scelta della Banca centrale europea di aumentare i tassi di 25 punti base - portando il tasso sui depositi al 2,50% - era già ampiamente scontata dai mercati.


La pressione inflazionistica nasce oggi soprattutto dallo shock energetico, ma l’aspetto positivo è che ci sono pochi segnali sul fatto che lo shock si stia trasferendo in modo persistente su prezzi e salari. Tuttavia, la Bce non sottovaluta il rischio a cui potrebbe contribuire un conflitto prolungato, ponendosi in territorio difensivo di fronte allo shock energetico.


Di conseguenza, c’è spazio per un’ulteriore manovra di inasprimento già a dicembre e in generale di un approccio restrittivo, seppur guidato dai dati: Christine Lagarde non ha fornito indicazioni esplicite sulla forward guidance, ma la BCE mantiene aperta la porta a ulteriori aumenti, che i mercati stanno già scontando in maniera piuttosto aggressiva.


La Federal Reserve rimuove “una dose di accomodamento”

La Federal Reserve ha aumentato i tassi di 25 punti base, portando il range target dei federal funds al 3,75% - 4,00%. I mercati comunque non si sono fatti cogliere impreparati: l’aumento era ampiamente atteso, soprattutto dopo l’intervento del presidente Kevin Warsh al Simposio di Jackson Hole il 28 agosto, in cui aveva ribadito l’importanza di far convergere l’inflazione verso l’obiettivo. Dal momento che i successivi dati sull’inflazione hanno sorpreso al rialzo - inflazione Pce attesa entro la fine del 2026 salita dal 3,6% al 3,7% - le prospettive di un aumento erano sempre più giustificate dai dati.


Nella conferenza stampa, Kevin Warsh ha affermato: “Abbiamo rimosso una dose di accomodamento affinché le condizioni finanziarie e creditizie fossero maggiormente coerenti con i nostri obiettivi”.


L’aumento dell’inflazione si mantiene comunque in un contesto economico statunitense piuttosto stabile: spesa interna resiliente, crescita della produttività forte e investimenti di capitale robusti.

Sul futuro, permane un elevato livello di incertezza. In particolare, sul fatto che la Fed stia avviando un nuovo ciclo restrittivo oppure stia semplicemente effettuando una manovra precauzionale.


L’economia giapponese cambia volto: la Boj agisce di conseguenza

Le mosse della Bank of Japan si inseriscono in un percorso di normalizzazione avviato diversi trimestri fa per far fronte alle nuove pressioni inflazionistiche che caratterizzano un’economia molto diversa rispetto a quella a cui eravamo storicamente abituati.


Il rialzo dei tassi era dunque praticamente certo: prospettive più aggressive ipotizzavano addirittura un “aumento jumbo” di 50 punti base, ma la Boj è rimasta più cauta limitandosi agli ampiamente attesi 25 basis points, portando i tassi all’1,25%.


L’atteggiamento hawkish trova spiegazione in una dinamica che non lasciava molto spazio a comportamenti differenti: il ritorno di un’inflazione strutturalmente positiva accompagnato da un aumento del tasso di crescita salariale superiore rispetto a quello dei prezzi al consumo. Ciò può tradursi in un maggior potere d’acquisto da parte delle famiglie giapponesi, a sostegno della domanda interna, e di conseguenza, dei prezzi. Le pressioni inflazionistiche hanno dunque assunto una componente più domestica, sostenuta dalla crescita salariale.


Come preparare i portafogli

Secondo diversi analisti ed esperti i livelli dei rendimenti obbligazionari appaiono oggi interessanti, rappresentando una potenziale opportunità per gli investitori. Tuttavia, l’attuale contesto di incertezza suggerisce l’importanza di mantenere un approccio dinamico sulla duration.


I mercati azionari hanno mantenuto una certa resilienza, soprattutto negli Stati Uniti, ma è stata osservata una maggiore volatilità nel settore dell’intelligenza artificiale – soprattutto a causa di una crescente incertezza lato finanziamenti – che rafforza l’ipotesi di un atteggiamento cauto e “pronto agli imprevisti”.


Infatti, i tassi in aumento non riguardano più solo il mercato obbligazionario: possono incidere sul comportamento dei consumatori e, di conseguenza, sulla crescita economica, con un impatto diretto anche sull’asset class azionaria.

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